BIS!!!
// 9 aprile 2010 // Nessun commento » // Eventi, News
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// 12 gennaio 2010 // Nessun commento » // Eventi, News
A partire da Venerdì 29 Gennaio (Vernissage alle 19) fino alla fine di Marzo i muri della sala Othera (ma qualcuno mormora anche le volte a botte) ospiteranno le foto di Francesco Astolfi: ritratti in bianco e nero che partono da una faccia, una mano e una lente per descrivere, anzi per “mettere a fuoco”, i personaggi che incontrano l’ammiccante obiettivo del fotografo, tra essi amici e conoscenti, i tanti volti della redazione di Intercity (al massimo del loro splendore!) e… forse forse… anche Jozz in persona!
Così Francesco Astolfi illustra il suo progetto:
Spesso ci sfioriamo, ci attraversiamo, ci tocchiamo: e non andiamo oltre. Se a qualcuno di voi, chiunque di voi e di noi, chiedessi di chiudere gli occhi e di descrivere nei dettagli la stanza in cui si trova in quel momento, tutti ci perderemmo in grossolane descrizioni: un mobile, qualche colore, delle tende… Il nostro è quasi sempre uno sguardo miope, in quanto si sofferma sulla superficie delle cose e delle persone, e non riesce a vedere il microcosmo di dettagli che accompagnano il nostro stare al mondo. Quell’infinito panorama di piccoli segni sfugge al nostro sguardo. Lo stesso capita per i paesaggi umani: i corpi. Riconosciamo a prima vista un viso amico che ci viene incontro, certo, ma quante espressioni, contrazioni dei muscoli facciali, piccoli segni non vediamo? Quindi due livelli del vedere: superficie, e profondità. Da anni dedico buona parte del mio lavoro di fotografo alla ricerca e alla messa in evidenza di questo paesaggio sotterraneo, tanto sottile quanto affascinante. Ho iniziato molto tempo addietro riprendendo gli oggetti di uso comune: utensili da cucina, da toilette, etc. Chiamai quel progetto “Ironland” perché le superfici di acciaio di questi minuscoli oggetti, ripresi in macro, perdevano le loro comuni significazioni e diventavano forme nuove. Poco riconoscibili, perché dilatate dall’obbiettivo e portate a una dimensione estesa, alla quale la nostra miopia non arriva.
Da poco ho iniziato a mettere una lente di ingrandimento in mano alle persone che fotografo. Tengo il fuoco solo su quello che è dentro la lente: un occhio, un orecchio, una bocca. Tutto il resto è sensibilmente sfocato, difficilmente riconoscibile. Il corpo, il corpo nella sua interezza, diventa lo sfondo di un dettaglio e il dettaglio ci rivela a chi appartiene quella porzione di corpo. Estraniato dal suo contesto il dettaglio arriva sotto i nostri occhi, la profondità si fa superficie, e la lente ne amplifica la visibilità, e il senso.
Nella sua ormai lunga storia la fotografia ha avuto infinite definizioni, e i fotografi hanno dato altrettante dichiarazioni poetiche sul senso del proprio lavoro, e quindi sul cosa fotografare e sul come farlo. Ciascuno dice la sua, ciascuno vede a suo modo, ciascuno racconta la propria idea di fotografia, e di mondo. Uno dei motivi più forti che mi ha spinto a fare questo lavoro è la possibilità che mi offre, ogni giorno, di vedere dalla mia piccola sponda di superficie un piacevole abisso di profondità.
Francesco Astolfi
appuntamento quindi a partire dal 29 Gennaio, pronti a “mettere a fuoco” il ristorante!
// 10 novembre 2009 // Nessun commento » // Eventi, News
Ripubblichiamo con gioia l’incipit di un bellissimo post della nostra amica
Trovate tutta la ricetta nel suo interessantissimo blog
Tortino al vino rosso
Ultimamente mi rimane più facile trovare nuovi amici in rete piuttosto che nei luoghi che frequento di più. Fortunamtamente queste persone diventano reali, amici con i quali prendere un caffè, scambiarsi idee, ascoltare la loro voce, guardare i loro occhi, pranzare e camminare anche sotto la pioggia autunnale. Dopo la conoscenza di Roberta_filava_filava e la collaborazione lavorativa che ne è nata per l’istituto di cultura dove lavoro (vedi l’altro blog di Roberta Le scarpine di Sveva dove ne parla) ho trovato bellissimo scoprire che le distanze in rete non esistono, ma a volte la fortuna ce le avvicina anche nella realtà. Dopo la stupenda esperienza di amicizia con Roberta, che è solo agli inizi, ho conosciuto e apprezzato un ragazzo di nome Alessandro che ha idee creative da vendere…questa volta in ambito culinario! Il locale della sua famiglia, molto conosciuto a Pescara, si trova proprio di fronte il mio ufficio. E’ proprio il caso di dire Tutte le strade portano a… via delle Caserme (Pescara)? La cantina di JOZZ si presenta così: Ingredienti rigorosamente a km zero. Il meglio dei vini abruzzesi. Ricette fuse con la mitologia contadina. Una finestra sull’arte locale contemporanea. Questa è la “rabbiosa” Weltanschauung che Jozz impone al suo ristorante fondato nel 1976.
Incredibile di questi tempi, eppure io la sposo in pieno! Non c’è nulla di meglio che scegliere con cura gli ingredienti, mantenendo stretti i legami con la propria terra. Jozz infatti si rifà ad una precisa scelta che si può sintetizzare così: Km zero vuol dire sostenibilità ambientale, valorizzazione del territorio locale, resistenza razionale alla globalizzazione dell’industria alimentare… e se avete voglia di leggere come è nata questa filosofia alimentare andate qui.
A loro ho dedicato questa ricetta, il tortino al vino rosso…. CONTINUA QUI
// 4 novembre 2009 // Nessun commento » // Eventi, News
Siamo felici di ospitare nelle nostre sale un nuovo progetto fotografico a cura di Francesco Astolfi, lasciamo alle sue parole la presentazioni e gli onori di casa… siete tutti i benvenuti!
Il progetto Ironland nasce da una pratica giornaliera della fotografia in cui l’obiettivo instaura un rapporto privilegiato con oggetti normalmente votati a svolgere una determinata e ben precisa funzione nella vita quotidiana e talvolta anche con i gesti legati al loro utilizzo. Tramite uno sguardo ravvicinato sull’oggetto, che procede per dettagli ed esclude ogni indizio di contestualizzazione, tale funzionalità perde però, qui, ogni motivo di interesse a vantaggio piuttosto della forma, della materia, delle infinite possibilità di luce e ombra che la sua struttura offre, come a volerne studiare l’anatomia per presentarne gli aspetti insoliti ed incomprensibili. In questo procedimento straniante, utensili da cucina come una macchinetta del caffé o uno spremiaglio subiscono una sorta di slittamento semantico, che li trasla in forme geometriche, in composizioni astratte, in superfici modulari. Sul piano interpretativo questa operazione ha l’effetto di spezzare l’automaticità nella rappresentazione del quotidiano e del suo immaginario e di negare una lettura linearmente univoca.
L’oggetto sembra in questo modo evadere dai limiti costrittivi di un’esistenza definita esclusivamente dalla funzione che è destinato a svolgere nella quotidianità per mostrare anche la sua dimensione estetica. La forma rivendica un diritto di esistenza autonoma dalla funzionalità, senza dimenticare, però, che è proprio quest’ultima a determinarne la storia: graffiature sull’acciaio, macchie di ruggine, impronte sono la testimonianza più evidente dell’impiego ripetuto degli oggetti e la prova della loro esistenza reale. La macchina fotografica diventa strumento di narrazione delle loro biografie, racchiuse implicitamente nei segni che l’usura ha prodotto sulle loro superfici rendendoceli così familiari e rassicuranti.
In un luogo come La Cantina di Jozz, in cui la mano dell’uomo e la consistenza degli oggetti diventano una cosa sola, un magma di movimenti e segni prodotti dal lavoro che avviene fuori e dentro la cucina, sui fornelli e nei tavoli, questa selezione di cinque immagini del progetto Ironland trova uno spazio ideale di interazione col contesto che le circonda. E’ così che nella “Sala Summa” della Cantina le immagini oniriche di Francesco Astolfi, il calore degli avventori e il sapore del cibo e dei vini si fondono insieme in un concerto visivo/gastronomico che difficilmente lascerà scontenti lo sguardo, o il palato.